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AI nell'educazione e nella formazione: perché conta e cosa dicono le regole
Perché imparare a usare l'AI conta ora, cosa dicono AI Act, legge italiana e DigComp 3.0 sull'alfabetizzazione e come formare persone e team.
Andrea La Gioia · · 7 minuti di lettura
Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti ha usato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l'8,2% del 2024, secondo l'Istat. La media dell'Unione europea è il 20,0% (Eurostat). L'AI è entrata nel lavoro in modo rapido e irregolare, e le persone devono imparare a usarla mentre la usano.
Intanto sono arrivate le regole. Un articolo dell'AI Act europeo parla di alfabetizzazione, una legge italiana dedica spazio alla formazione e il nuovo quadro europeo delle competenze digitali mette l'AI in ogni area. In questo articolo mettiamo ordine: perché la formazione sull'AI conta, cosa dicono davvero i testi e come impostare un percorso sensato per sé o per un'organizzazione. È informazione generale, non consulenza legale.
Perché conta: l'AI è già entrata nel lavoro
Nei dati Eurostat 2025 gli usi più diffusi nelle imprese sono l'analisi di testi scritti (11,8%), la generazione di immagini, video e audio (9,5%) e la generazione di testi o parlato (8,8%). Sono attività quotidiane: riassumere documenti, preparare bozze, rispondere ai clienti. Chi le svolge con l'AI senza sapere dove sbaglia accumula rischi piccoli ma costanti, dai dati personali finiti nello strumento sbagliato alle informazioni inventate che nessuno ha ricontrollato.
Un'indagine dell'Istat mostra anche un divario di dimensione: la distanza tra grandi imprese e PMI nell'uso dell'AI è passata da circa 20 punti percentuali nel 2023 a 37 nel 2025. Le realtà piccole, che hanno meno tempo per sperimentare, sono quelle che più hanno bisogno di una formazione chiara. Lo dice anche l'Istat: la mancanza di competenze adeguate frena l'adozione dell'AI in quasi il 60% delle aziende.
Usarla male costa: cosa dice la ricerca
Uno studio pubblicato su PNAS nel 2025 (Bastani e colleghi) ha seguito quasi mille studenti di matematica delle scuole superiori in Turchia, divisi in tre gruppi: uno con un assistente simile a una chat generalista, uno con un tutor progettato per dare suggerimenti invece delle risposte, uno senza AI.
- Durante gli esercizi il gruppo con la chat generalista ha ottenuto risultati migliori del 48% rispetto a chi non usava AI, e il gruppo con il tutor del 127%.
- All'esame finale, senza AI, il gruppo con la chat generalista ha ottenuto risultati peggiori del 17% rispetto a chi non l'aveva mai usata.
- Il gruppo con il tutor ha ottenuto più o meno lo stesso risultato del gruppo senza AI: il danno è sparito, ma non c'è stato un vantaggio all'esame.
Lo studio riguarda un solo contesto e un periodo preciso, quindi va letto con prudenza. Ne esce un'indicazione pratica: l'AI può far sembrare di aver imparato quando si è solo delegato, e un percorso progettato bene mette limiti e prove proprio dove servono.
Cosa dice l'AI Act: l'articolo 4
L'articolo 4 del Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (Regolamento UE 2024/1689) parla di alfabetizzazione. Si applica dal 2 febbraio 2025 e riguarda chi sviluppa e chi utilizza sistemi di AI: devono adottare misure per sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione AI del proprio personale e di chi usa i sistemi per loro conto.
Il testo è stato modificato nell'estate 2026 con il pacchetto Digital Omnibus (Regolamento UE 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026). Dopo la modifica la Commissione precisa che l'obbligo resta, ma non si richiede un livello specifico di alfabetizzazione a ogni singola persona. Dal 2 agosto 2026 le autorità nazionali di vigilanza possono controllarne il rispetto. Il Comitato europeo per l'AI deve adottare raccomandazioni sull'articolo 4 che tengano conto dei quadri di competenza esistenti.
Tradotto in pratica: non serve un certificato per ciascuno, serve poter mostrare che l'organizzazione ha fatto formazione adeguata al ruolo. Un piano scritto, con obiettivi, contenuti e una traccia di chi lo ha svolto, è il modo più ragionevole per dimostrarlo.
Cosa dice l'Italia
La legge italiana sull'intelligenza artificiale, la 132 del 23 settembre 2025, è in vigore dal 10 ottobre 2025 e integra il regolamento europeo con norme nazionali. Tra i suoi temi c'è la formazione: istruzione, università, professioni e lavoro. A ottobre 2026 è arrivato il decreto che la attua: il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre e in vigore dal 23 ottobre 2026. Adegua la normativa italiana all'AI Act e organizza percorsi di alfabetizzazione per istruzione, università, pubblica amministrazione, giustizia, sanità e professioni. Per le professioni regolamentate, secondo la stampa specializzata, i corsi iniziali e continui degli ordini dovranno includere l'alfabetizzazione sull'uso dei sistemi di AI. Il testo ufficiale resta quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale: per un caso concreto conviene consultarlo o chiedere a un professionista.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato nell'estate 2025 le linee guida per l'introduzione dell'intelligenza artificiale (allegato al decreto ministeriale 166 del 9 agosto 2025). Il principio ripetuto è che l'AI sostiene le persone e la responsabilità finale resta a chi insegna e decide.
DigComp 3.0: il riferimento sulle competenze
Il 27 novembre 2025 il Joint Research Centre ha pubblicato DigComp 3.0. Mantiene la struttura precedente e integra l'AI in tutte le aree di competenza, con oltre 500 risultati di apprendimento. È il riferimento più recente per descrivere cosa significa essere competenti nel digitale, AI compresa, e può servire da base per scrivere un piano di formazione.
Come impostare un piano di formazione sull'AI
Per un'organizzazione, anche piccola, un piano ragionevole ha cinque passaggi:
- Mappa gli usi reali. Chi usa l'AI, per fare cosa, con quali dati.
- Definisci cosa deve saper fare ogni ruolo. Un'addetta all'amministrazione e un responsabile commerciale non hanno gli stessi bisogni.
- Parti da dove le persone sono. Un test d'ingresso sulle attività vere evita di far ripetere ciò che già si sa.
- Affianca alle lezioni prove pratiche. Si impara producendo qualcosa e ricevendo una valutazione chiara.
- Tieni traccia. Chi ha seguito cosa, quando, con quale esito.
Errori frequenti
- Fare un solo webinar e considerare chiusa la questione.
- Vietare l'AI senza offrire un'alternativa: le persone la usano comunque, di nascosto.
- Confondere la formazione sugli strumenti con la formazione sulle competenze: gli strumenti cambiano ogni pochi mesi, il modo di verificare e ragionare resta.
- Dare per scontato che i più giovani sappiano già usarla bene.
Cinque domande da fare a chi ti propone un corso sull'AI
Se stai scegliendo una formazione per te o per il tuo team, queste domande aiutano a distinguere un corso utile da una presentazione ben fatta.
- Cosa sapranno fare le persone alla fine? La risposta deve descrivere azioni osservabili, come preparare un documento controllando le fonti, e non argomenti trattati.
- Come si verifica? Cerca prove pratiche con criteri noti in anticipo. Un quiz a risposta chiusa verifica soprattutto la memoria.
- A quale quadro è collegato? Un riferimento come DigComp 3.0 rende il livello leggibile anche fuori dal corso.
- Che traccia resta? Per un'organizzazione è la parte che serve davvero, perché permette di mostrare chi ha seguito cosa e con quale esito.
- Cosa succede ai dati? Dove vengono conservati, chi li legge, se finiscono in modelli di terzi. È una domanda da fare prima di iniziare, soprattutto se il corso usa casi dell'azienda.
Nessuna di queste domande richiede competenze legali. Aiutano a scegliere bene e, in caso di controllo, a spiegare perché la scelta è stata fatta.
Come lo applica Percorsi
Percorsi costruisce un percorso su misura a partire da cosa vuoi imparare e da dove parti. Un test d'ingresso fatto di compiti brevi stabilisce il livello competenza per competenza. Le tappe alternano spiegazioni, esercizi e prove valutate con rubriche a tre livelli. Andrew, il tutor AI, accompagna chi resta bloccato. Il nostro staff rivede le fonti scelte. I dati sono conservati su server nell'Unione europea, e i modelli AI possono elaborarli anche fuori UE, come spiega l'informativa privacy.
Cosa è già realtà e cosa arriverà
Sono già in funzione il test d'ingresso, le rubriche, la regola di superamento, la pagina di verifica degli attestati rilasciati da Percorsi e il loro download in formato Open Badges 3.0. Un piano di formazione AI per team intero e le credenziali riconosciute da altri enti sono obiettivi su cui lavoriamo, non ancora servizi disponibili. Percorsi non sostituisce la consulenza legale su cosa richiede la tua organizzazione.
Vuoi partire dalle competenze che servono a te o al tuo team? Prova Percorsi e crea il tuo primo percorso.